UmanizzArte è un progetto di ricerca azione ideato e coordinato dal Centro Antartide in collaborazione con l’AUSL di Bologna, il Comune di Bologna, l’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna e con il contributo di Fondazione Carisbo. La collaborazione si è poi negli anni allargata a Bibli’os, Paciu Maison, Liceo Arcangeli, Cooperativa Accaparlante.
Il progetto si pone come obiettivo quello di avviare un’ innovazione dei servizi sanitari territoriali in ottica di umanizzazione, contrasto alle fragilità e miglioramento della qualità percepita dei servizi, utilizzando strumenti culturali, linguaggi artistici e comunicativi in senso lato, e andando ad attivare tre sperimentazioni pilota all’interno di differenti luoghi e contesti sanitari.
La fase iniziale ha visto la nascita di una rete di soggetti cittadini attivi sul territorio sui temi dell’umanizzazione, del welfare culturale e più in generale sensibili ad un utilizzo dei linguaggi artistici in spazi non convenzionali della città, sociali e sanitari -la Rete cittadina per l’umanizzazione- e la raccolta sistematica di buone pratiche ed esperienze già esistenti, nonché la mappatura di possibili spazi di intervento.
L’attenta ricerca ha portato all’individuazione di tre spazi sanitari all’interno dell’area metropolitana di Bologna, molto differenti fra loro: la pediatria della Casa della Comunità Borgo-Reno, la terapia semintensiva, intensiva e rianimazione dell’ Ospedale Maggiore, e la Chirurgia dell’Ospedale di San Giovanni in Persiceto. Su queste tre aree è stata fatta un’accorta analisi dei bisogni frutto di osservazioni, interviste sul campo, questionari e focus group che ha coinvolti utenti e personale sanitario, e ha portato all’elaborazione di sperimentazioni incentrate sulle dimensioni della piacevolezza dei luoghi, dell’accoglienza e degli stati d’animo. Sono stati poi realizzati interventi artistici in risposta ai bisogni rilevati, che vedono la prevalenza di azioni legati alle arti visive e la collaborazione di alcuni soggetti cittadini: il Liceo Arcangeli, la Paciu Maison di Harry Baldissera e l’Associazione TerzoTropico.
L’idea alla base in ogni azione è quella di innescare un cambiamento permanente e fortemente impattante, in modo tale da uscire da un approccio episodico o legato a sensibilità individuali e spontanee, seppure virtuose, e creare una metodologia per queste esperienze.I risultati di queste sperimentazioni sono stati infatti oggetto di un’accurata valutazione di impatto e hanno dato vita ad un documento finale di linee guida e di orientamento per le iniziative di umanizzazione, replicabili e adeguabili alle differenti caratteristiche territoriali, nelle Aziende USL e in altri spazi sanitari cittadini.
La volontà di voler creare una metodologia sistematica per le pratiche di umanizzazione è un primo passo per operare un grande cambiamento a livello sanitario e sociale. Umanizzare le cure, rimettere la persona, il contatto umano e la relazione al centro, operare piccole azioni strutturali, in un’ottica di architettura umanizzata, realizzare spazi che siano accoglienti, piacevoli e sicuri sia per il personale sanitario sia per gli utenti, riconoscere il valore personale di ciascuno e generare empowerment sono le chiavi di volta per un ripensamento profondo del mondo sanitario.
A partire dal 2025 la rete di progetto, sempre grazie al suppoprto della Fondazione CarisBo, ha dato vita a una nuova azione dedicata di applicazione delle linee guida sugli spazi di attesa della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Azienda USL di Bologna. Sono stati effettuati sopralluoghi, interviste e momenti di osservazione etnografica in 15 diversi spazi di attesa in tutta la Città Metropolitana di Bologna: il gruppo di lavoro ha valutato poi di agire in questo caso non con interventi site specific ma con un’azione trasversale a tutti gli spazi, attivando una collaborazione con il Liceo Arcangeli, che potesse anche dare una connotazione comune a tutti questi luoghi, architettonicamente molto diversificati.
Sono stati quindi individuati alcuni testi (albi, romanzi, racconti) significativi legati ai temi dell’inclusione e della diversità: prendendo libera ispirazione dalle pagine di questi testi, un gruppo di studentesse guidate dalle loro docenti hanno realizzato una serie di oltre 40 di opere d’arte che verranno esposte all’interno dei reparti accanto a elementi che andranno a movimentare lo spazio per i loro utenti e per i professionisti. L’installazione e la presentazione dei risultati sono previste per l’autunno 2026.
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